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Lunedì 04 Gennaio 2021
Strage della misteriosa "Uno bianca"

 Il 4 gennaio 1991 a Bologna, nel quartiere del Pilastro, mancano pochi minuti alle 22 quando una pattuglia composta da tre carabinieri, a bordo di una Fiat Uno blu, viene aggredita da un gruppo di uomini armati che sparano da una Fiat Uno bianca. Una valanga di fuoco investe i tre giovanissimi uomini in divisa. Andrea Moneta, Otello Stefanini e Mauro Mitilini, poco più che ventenni, muoiono falciati dal piombo degli assassini che, dopo l’agguato, li finiscono con un colpo alla nuca. Anche loro sono in tre e due sono dei poliziotti. Ma questo è un particolare di cui si verrà a conoscenza soltanto quasi quattro anni dopo, quando gli stessi autori del massacro decideranno di confessarlo. Per quasi quattro anni polizia, carabinieri e magistratura bolognesi seguiranno per quell’eccidio piste del tutto devianti, a volte confuse, a volte quasi costruite a tavolino. Perizie sbagliate, testimonianze fasulle e ricostruzioni improbabili segneranno un lunghissimo periodo di indagini che culmineranno in un processo, sballato anch’esso. Tre abitanti del quartiere – non certo stinchi di santo – e un camorrista arriveranno a un passo dalla condanna all’ergastolo, pur essendo del tutto innocenti di quell’orrendo massacro. Gli autori del massacro, i tre fratelli Savi - Roberto, Alberto e Fabio (i primi due poliziotti), - sono poi condannati all'ergastolo. In sette anni, fra il giugno 1987 e il novembre 1994, la banda della Uno bianca, uccide 24 persone e ne ferisce un centinaio, durante assalti a caselli autostradali, uffici postali, banche e supermercati, fra Bologna, la Riviera e le Marche. Nel 2020 il fratello del carabiniere Mitilini fa una formale richiesta di riapertura delle indagini perchè molti particolari sono rimasti tra le pieghe dei fascicoli di quattro differenti procure, ognuna delle quali ha seguito differenti interpretazioni anche su particolari riguardanti le circostanze della cattura". A Militilini si associa, il 4 gennaio 2021 , Eva Mikula, ex fidanzata di Fabio Savi, uno dei capi del gruppo criminale, che nei mesi scorsi aveva chiesto pubblicamente protezione e aiuto.

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