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Lunedì 23 Febbraio 2015
La Confcommercio mette il dito nella piaga dei prestiti bancari per privati e imprese: -7,1% in 3 anni.

Uno studio di Confcommercio evidenzia che nonostante la crescita di nuovi prestiti nell'ultima parte del 2014 (+12,1% tendenziale dei nuovi crediti alle imprese nell'ultimo trimestre), il credito bancario si riduce nel 2014 rispetto al 2013 di 11 miliardi di euro e di oltre 107 miliardi rispetto al 2011 con una riduzione facciale del 7,1%. Infatti i flussi di restituzione dei prestiti da famiglie e imprese al settore bancario superano i nuovi flussi di erogazioni a famiglie e imprese. In termini di quantità di beni di investimento e di consumo che lo stock di prestiti è in grado di acquistare, cioè escludendo l'effetto dell'inflazione, le consistenze tra il 2011 e il 2014 sono diminuite del 10,3%. Però Confcommercio afferma che la riduzione nominale dei prestiti alle imprese nello stesso periodo è stata del 9,5%, quella alle famiglie è stata limitata al 3,5%. Le quote dei due settori sui prestiti complessivi continuano a modificarsi rapidamente: le imprese assorbivano oltre il 67% del credito bancario nel 1998, quota scesa al 59,1% nel 2011 e oggi sotto il 58%. La riduzione della componente degli investimenti produttivi che il sistema Italia ha patito in questi anni è testimoniata anche da queste evidenze numeriche, le quali assumono un profilo preoccupante quando si riconosca che senza adeguata accumulazione di capitale produttivo il prodotto potenziale e quindi quello effettivo tendono a ridursi. Per adesso, il sistema produttivo continua a rimborsare il settore bancario: l'auspicata inversione di tendenza, forse nella seconda parte dell'anno in corso, potrà costituire un significativo sintomo di ripresa economica. Anche i prestiti alle famiglie si riducono e a questo trend non fa eccezione lo stock in essere di mutui (da 361,4 miliardi del 2013 a 359,1 miliardi del 2014), anche se il tasso di riduzione appare modesto e potrebbe preludere a un cambiamento di direzione. In questo caso, come per i prestiti alle imprese, i nuovi mutui erogati sono inferiori alle rate pagate dalle famiglie per restituire i debiti già in essere.  I dati mensili confermano queste tendenze anche nel breve periodo e le stime dell'ABI per gennaio 2015 non indicano ancora sensibili miglioramenti della dinamica dello stock complessivo dei prestiti a famiglie e imprese.

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