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Giovedì 29 Gennaio 2015
Le retribuzioni sono praticamente ferme al 1982

L'Istat ha diffuso oggi i dati relativi alle retribuzioni contrattuali dai quali emerge che nel mese di dicembre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,1% nei confronti di dicembre 2013. Nella media del 2014 la retribuzione oraria è cresciuta dell'1,3% rispetto all'anno precedente. Si tratta del minimo storico, ovvero della variazione più bassa dal 1982, anno d'inizio delle serie.  Di anno in anno quindi l'Istat non fa che aggiornare il minimo storico (nel 2013 la crescita media era stata pari all'1,4%). Un minimo che riporta gli stipendi indietro di almeno 32 anni, il tempo di una generazione. Sul dato pesa il comparto della Pubblica Amministrazione, dove i contratti sono bloccati dal 2010 e lo saranno anche per tutto il 2015.L'unico conforto arriva dai prezzi, che sono saliti ancora meno delle retribuzioni (+0,2% nel 2014), con ripercussioni positive sul potere d'acquisto. Tuttavia si tratta di un gioco al ribasso, dove la capacità di spesa aumenta esclusivamente grazie a un'inflazione praticamente piatta. Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,3% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (3,5%); gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi (3,3%); tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%). Si registrano variazioni nulle nel settore del commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. A dicembre si allunga anche l'attesa media per vedersi rinnovare il contratto, i lavoratori a cui è scaduto devono aspettare, prima di vederselo 'aggiornato', 37,3 mesi, ovvero oltre tre anni (32,2 a dicembre del 2013). Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di dicembre è stato recepito un nuovo accordo e nessuno è scaduto.

I contratti di lavoro in attesa di rinnovo a dicembre sono 37, di cui ben 15 relativi alla Pubblica Amministrazione, per un totale di circa 7,1 milioni di dipendenti (2,9 milioni solo nel pubblico impiego). Lo rileva l'Istat. Quanti lavorano in base a un contratto scaduto sono quindi la maggioranza, il 55,5%.   Guardando a tutto il 2014, spiega l'Istat, complessivamente sono stati recepiti 17 contratti, corrispondenti a poco meno di due milioni di lavoratori. Tutti i rinnovi del settore privato, precisa l'Istituto di statistica, hanno una durata triennale sia per la parte normativa sia per quella economica, come previsto dal nuovo modello contrattuale in vigore dal 2009. I rinnovi più rilevanti per numero di lavoratori coinvolti sono quelli dei comparti dell'edilizia (oltre 600 mila dipendenti), dell'agricoltura (oltre 300 mila) e dei tessili, (circa 250 mila).

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