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Mercoledì 15 Ottobre 2014
Istat: Pil Italia non cresce dal 2011, quindi stagnazione. Governo, se ci sei, batti 100 colpi, ma non di tasse.

Dalle ultime tavole diffuse dall'Istat,  ricalcolate in base ai nuovi conti nazionali (Sec2010), emerge che il Pil dell'Italia non è più cresciuto in termini congiunturali sin dal secondo trimestre del 2011. Il Prodotto interno lordo infatti è negativo nel quarto trimestre del 2013 (ora a -0,1%, +0,1% la 'vecchia' stima).  Il Pil nel primo trimestre 2014 è stato rivisto al rialzo, in base alle nuove regole sui conti nazionali, registrando una variazione nulla sul trimestre precedente (dal -0,1% della 'vecchia' stima). L'Italia sarebbe quindi in stagnazione, considerando che il secondo trimestre è confermato a -0,2%. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,2% sul trimestre precedente e dello 0,3% su base annua. Così l'Istat in riferimento alle nuove regole sui conti nazionali, confermando il dato congiunturale e rivedendo il tendenziale in lieve peggioramento (dal -0,2% al -0,3%). La variazione acquisita del Pil per il 2014 è pari a -0,3%. Così l'Istat rivedendo in peggioramento la precedente stima, diffusa il 29 agosto, (-0,2%). Nel secondo trimestre l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Prodotto interno lordo è stato pari all'1,1%, superiore di 0,4 punti su base annua (era allo 0,7%). Lo rileva l'Istat, aggiungendo che nei primi due trimestri 2014 il rapporto deficit-Pil è stato del 3,8%, con un peggioramento di 0,3 punti (era al 3,5%). La pressione fiscale nei primi sei mesi dell'anno è stata pari al 40,7%, in calo di 0,5 punti percentuali su base annua (era al 41,2%). Però si registra un aumento di 0,1 punti guardando solo al secondo trimestre, con la pressione al 43,2%. Il potere di acquisto delle famiglie consumatrici, cioè il reddito in termini reali, nel secondo trimestre del 2014 torna a calare, scendendo dell'1,4% rispetto al trimestre precedente e dell'1,5% su base annua. Il dato del primo semestre vede così il potere d'acquisto fermo, con una crescita zero. La spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, nel secondo trimestre del 2014 è aumentata dello 0,2% nei confronti del trimestre precedente e dello 0,8% su base annua. Anche nel primo trimestre il dato era positivo, ma ora la crescita accelera e si fa più decisa, portando il primo semestre a +0,5%.  La quota di profitto delle società non finanziarie nel secondo trimestre è diminuita al 40,0%: si tratta del valore più basso almeno da 15 anni, ovvero dal 1999, data d'inizio delle serie storiche trimestrali. Anche il tasso d'investimento è al minimo storico, fermandosi al 20,4%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari all'8,3% nel secondo trimestre del 2014, in diminuzione di 1,4 punti rispetto al trimestre precedente e di 1,8 punti su base annua.

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