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Lunedì 14 Aprile 2014
Florovivaismo in Veneto, settore con pro e contro

Luci e ombre investono il florovivaismo veneto. Se da un lato, infatti, la produzione complessiva regionale continua a crescere, raggiungendo nel 2013 i 2,2 miliardi di piante prodotte (+5% rispetto al 2012), dall’altro si registra un calo del numero di aziende attive, sceso lo scorso anno a 1.600 unità (-1,3%), il valore più basso dal 2003. Sono questi i dati salienti di una approfondita analisi realizzata dagli esperti di Veneto Agricoltura sullo stato di salute di un comparto che resta comunque dinamico e in evoluzione. Più in dettaglio, lo studio mette in evidenza la ripresa della produzione di materiale vivaistico (+9%), la cui quota sul totale della produzione si riporta al 70%, valore questo che rimarca la forte tradizione vivaistica veneta. Nel contempo però si registra un leggero calo della produzione di piante finite, che nel 2013 segna un -3% rispetto al 2012, mantenendosi comunque su livelli più che doppi rispetto al 2011.

La nota più dolente arriva, come accennato, dalla riduzione del numero di aziende attive, fenomeno che purtroppo accomuna quasi tutti i settori della nostra agricoltura. Nel settore florovivaistico veneto le perdite maggiori si registrano nelle province di Padova (479 aziende, -2,4%) e Rovigo (112, -6,7%), ma il segno negativo è presente anche nelle altre province, con eccezione di Treviso (342 aziende, +1,5%) e Verona (246 aziende, +0,8%). Dopo il forte incremento registrato nel 2012, riconducibile anche alla possibilità di sfruttare le serre per la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, nel 2013 la superficie destinata al florovivaismo in Veneto è diminuita di circa 200 ettari, attestandosi a 3.550 ettari coltivati. In calo sia le superfici coltivate in piena aria (2.560 ha, -5%) che quelle in coltura protetta (circa 980 ha, -7%). A livello provinciale va registrata la flessione soprattutto delle province più vocate: Padova scende a 1.000 ettari (-9%), Verona si attesta a 1.120 ha (-7%), Venezia fa segnare la perdita relativa più significativa (500 ha, -11%), mentre Treviso è l’unica provincia che registra un incremento (545 ha, +2%). L’analisi condotta da Veneto Agricoltura evidenzia due aspetti che, in proiezione, possono essere motivo di forti criticità per l’intero comparto. Primo, continua a crescere la percentuale di materiale da coltivare autoprodotto dalle aziende venete e contemporaneamente si riduce la merce proveniente da altre destinazioni (ad esclusione della provenienza nazionale). Se questo, da un lato, può essere letto come un modo per ridurre i costi aziendali in presenza di una difficile situazione economica congiunturale, dall’altro espone le imprese al rischio di un prodotto indifferenziato, facilmente sostituibile, che si trova a competere sul mercato esclusivamente su una logica di prezzo, senza possibilità di essere valorizzato per la qualità certificata. Il secondo aspetto critico riguarda l’area di commercializzazione, che nell’ultimo anno si è ulteriormente ridotta. Risultano infatti in forte crescita le vendite effettuate in ambito locale (32,5% del totale) e regionale (24,7%), mentre registrano un vero e proprio tracollo le vendite a livello nazionale, la cui quota scende dal 47,6% del 2012 al 36,5% del 2013. L’incremento delle esportazioni (la cui quota supera per la prima volta il 6%) porta gli esperti di Veneto Agricoltura a concludere che nel settore vivaistico veneto si possono individuare due gruppi di aziende: quelle in difficoltà a confrontarsi con concorrenti più competitivi a livello nazionale e che pertanto si sono nuovamente rivolte ad una clientela più vicina e quelle di dimensioni maggiori, più strutturate e organizzate, che riescono a rivolgersi con successo all’estero per ampliare il proprio mercato di vendita.

 

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